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[SPECIALE] L’epopea dell’emigrazione veneta

“l’emigrazione, specie quella transoceanica, fu il grande fatto rivoluzionario delle campagne venete negli anni neri dell’economia italiana”.

Così lo storico Gabriele De Rosa ha definito l’emigrazione transoceanica in una delle sue opere.

Inizialmente il fenomeno migratorio fu di carattere perlopiù temporaneo o stagionale, diretto in particolare verso la Germania, l’Austria e l’Ungheria. Si emigrava soprattutto dalle zone montane, in particolare dalle province di Vicenza, Treviso e Belluno. Dopo l’Unità d’Italia (il Veneto fu annesso a seguito del plebiscito del 21 e 22 ottobre 1866) anche le Venezie subirono una profonda crisi economica, la quale diede inizio alla grande emigrazione. Questa fase si sarebbe protratta fino alla vigilia della prima guerra mondiale, la quale funse da punto di cesura per l’emigrazione veneta ed italiana: cambiarono infatti i punti di approdo e l’atteggiamento dello Stato verso chi migrava. In ogni caso all’orizzonte dei migranti veneti non solo ci furono solo i territori continentali ma anche rotte transoceaniche.

Primo insediamento di Caxias do Sul, Città “veneta”. Poche case in legno tra gli alberi sopravvissuti all’incendio della foresta e strade sterrate, percorse a dorso di mulo. Caxias do Sul, 1880 ca. Biblioteca Comunale di Vittorio Veneto

Fu una vera e propria diaspora: interi paesi emigrarono in cerca di una vita più dignitosa, verso terre lontanissime, dall’altra parte del mondo. E dovettero adattarsi alle situazioni più difficili, lottando contro un viaggio estenuante, facendosi largo spesso in mezzo a foreste e in luoghi totalmente inospitali, difendensosi da belve e malattie.

Dal 1876 al 1900 emigrarono 940.711 veneti, il 17,9% della popolazione.
Dal 1901 al 1915 altri 882.082, uno ogni 10 abitanti.

I veneti furono i primi in Italia a scegliere la via dell’emigrazione: già negli anni ’70 dell’Ottocento i bastimenti partivano da Genova con il loro carico di contadini destinati a Buenos Aires o San Paolo. Dopo l’ondata migratoria dall’Irlanda e dalla Germania, toccava in questo periodo agli italiani, ai serbi e agli ungheresi emigrare per scappare dalla povertà.

Verso l’ignoto – Carovana di emigranti che attraversa il fiume “Cai” per dirigersi verso i terreni assegnati. Rio Grande do Sul (Brasile) 1875-1880. Biblioteca Comunale di Vittorio Veneto.

Schematizzando, questa prima ondata migratoria era dovuta essenzialmente a:

– un calo della richiesta di manodopera in Germania e Austria-Ungheria;
– la propaganda esercitata dagli agenti di emigrazione (intermediari delle compagnie di navigazione italiane e dei governi brasiliano e argentino), che dipingevano l’America come “il Paese della cuccagna”;
– una situazione economica difficile per la maggior parte della popolazione, soprattutto rurale (basti ricordare la famigerata “tassa sul macinato” imposta dall’Italia);
– una politica di facilitazioni (come il viaggio gratuito) offerto a coloro che decidevano di emigrare.

L’emigrazione in Sudamerica era favorita anche dai paesi di destinazione. In Brasile infatti nel 1869 era stata approvata una legge (detta del “ventre libero”) che affrancava dalla schiavitù tutti i figli di schiavi nati dopo il 1870. Preludio della definitiva abolizione della schiavitù (1889) questa legge apriva tuttavia un problema di manodopera nelle grandi piantagioni di caffè dello stato di Sao Paulo, costringendo i “fazenderos” (cioè i grandi proprietari terrieri brasiliani, che occupavano un ruolo importante nella vita del paese) a ricercare nuova manodopera all’estero.

La famiglia Boff mostra orgogliosa i prodotti coltivati nelle fertili terre brasiliane. Caxias do Sul, fine Ottocento. La Valigia, Vicenza.

Ovunque andarono quei nostri Veneti portarono la loro laboriosità, la loro intraprendenza, la loro voglia di fare. Ma non solo: portarono anche la loro cultura, le tradizioni, la cucina, il mondo di intendere e di vivere il mondo e, soprattutto, la lingua veneta, un patromonio ancora vivo fra le nostre comunità all’estero, vero e proprio legame indissolubile con la terra natìa.

A quei veneti che emigrarono, alle loro storie, alla loro memoria e alla loro cultura desideriamo dedicare questo spazio, nella speranza che quanto da loro vissuto possa continuare a rimanere un ricordo vivo nella memoria di tutti noi.


APPROFONDIMENTI:

“El Talian”

El Talian è una delle più forti testimonianze linguistiche e culturali presenti nel sud del Brasile, in particolare negli Stati del Rio Grande, Santa Caterina e Paranà, terre di forte emigrazione veneta fin dalla seconda metà dell’ottocento. E’ una lingua chiamata anche “veneto-brasilian”, riconosciuta ufficialmente dall’intero Stato del Brasile e considerata l’ultima lingua neo-latina conosciuta, singolare koinè su base veneto-centrale nella quale si innestano termini brasiliani; una lingua “viva”, usata quotidianamente sul lavoro o all’università, per scrivere canzoni e poesie, per fare teatro, alla radio o alla tv.

MIGRANTI VENETI ALLO SPECCHIO
I discendenti dei nostri emigrati: tra successi dell’oggi e memorie di un duro passato
di Ulderico Bernardi – tratto dalla rivista “Le Venezie”

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RIFLESSIONI DI UN VENETO NEL MONDO
di Aldo Rozzi Marin, Presidente dell’Associazione Veneti nel Mondo

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RISORSE ON-LINE

Vi segnaliamo di seguito alcune interessanti risorse on-line per approfondire il tema dell’Emigrazione Veneta, un capitolo di Storia del nostro popolo da conoscere e da riscoprire:

– VENETI NEL MONDO (Regione del Veneto): http://www.regione.veneto.it/web/veneti-nel-mondo/

– Associazione VENETI NEL MONDO: http://www.venetinelmondo.org

– VENETI DEL PACIFICO: http://www.venetidelpacifico.org

– EMIGRAZIONE VENETA (Wikipedia): https://it.wikipedia.org/wiki/Emigrazione_veneta

– GLOBALVEN: http://www.globalven.org

– “L’epopea dell’emigrazione veneta” (area Storia del sito): http://www.linguaveneta.net/linguaveneta/storia/?id=42


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